sabato 27 febbraio 2016

ALPEXEX

Tre giorni di festa, dieci giorni effettivi.
La cosa piu' bella? Vederli arrivare e andare via lungo i sentieri - zaini, cani, colori, vite.
Risultato sotteso? Indipendente e inevitabile. Ossia: ho compiuto 43 anni. Altre necessita'. 
Adesso c'è un'amaca appesa in cucina.

Tutto cio', per me, equivale a un addio.

PS
Un consiglio: non chiamatevi la malasorte.
PPS
Il mio primo post aveva per titolo "Il figlio di Dario Fo, suppongo". Curioso chiudere qui a Tieffe. Jacopo, te lo direi ma gia' lo sai che sei uno zero.

mercoledì 3 febbraio 2016

FORSE - ACRONIMI SICILIANI

E' forse il denaro la cosa meno ecologica esistente. O, per dire meglio, la piu' insostenibile. Il Vizio Capitale.
Devo spiegarlo?
Magari sara' anche vero che per produrre uno smartphone di ultima generazione servono 13 tonnellate d'acqua. E che poi lo smartphone non lo mangi quindi non lo ricachi, e che deve essere pure distribuito, quindi trasportato a distanze vertiginose. E che ammaestra col gesto semplice, e condiziona e vizia la vita delle persone, le indirizza in maniera unilaterale, determinata.
Sara' anche vero che l'energia atomica... Punto. Sull'energia dell'atomo c'è davvero poco da dire. 
O che per mangiare un kg di manzo... Etc etc.
Ma di base, un euro, vale un euro perché esistono pil, accordi internazionali, esportazioni e importazioni, eserciti e compagnia danzante. E in quanto a vizio e determinazione delle esistenze, probabilmente, il denaro rimane l'oggetto di transfert e mediazione tra individui con gli effetti piu' duraturi antichi e devastanti. La COSA che maggiormente ha appiattito nel pensiero (?) unico gli esseri umani. 
Pochi giorni fa siamo partiti per il VdP. Da quattro mesi mancavamo. L'abbiamo trovato ristretto. Nel senso che nel frattempo s'è riempito di installazioni, come cucine sempre meno all'aperto, oltre le quali ci sono scalette di legno e piccole rampe in pietra, e laghetti artificiali per la raccolta di piovana, in costruzione. E fave. Tante fave in campo. E ovviamente le case, o quelle che saranno case. Case a cupola fatte di canne e balle di paglia, col basamento circolare in pietra, e case di paglia, gia' belle che pronte con tanto di tetto verde. E bagni in legno, e future case tiretto, case sofa'. Una Gardaland in potenza, quasi una Esposizione Universale della fantasia. E' evidente che adesso Rb non va piu' a lavorare al ristorante. E che F e' definitivamente, sembra, tornato dalla D. 
Tutto cio' e' chiaramente poco ecologico, se consideriamo la premessa del post, ma sappiamo bene che si parte sempre dal grido di Rb, quello di quasi un anno fa, in cui lamentava di non essere liberato. Una condizione direi universale o quasi, come l'Esposizione di cui sopra. Infatti, per quanto poco denaro si spenda nel fare, il limite fisico dell'umano attualmente resta superato solo dalla possibilita' di ricorrere al denaro.
La verita' e' che viviamo una dimensione inumana.
Siamo andati al VdP con la solita strada, percorsa in autostop. Ancora denaro. E sia, non mio, ma pur sempre denaro. Benzina, assicurazione, tasse, esercito, pil e compagnia sempre piu' selvaggiamente danzante.
Il viaggio di andata e' durato due ore, due ore appena. Siamo stati caricati dal primo che e' passato e appena deposti, di tappa in tappa, caricati dal successivo automobilista. Alla salita del Ms, pensavo "se passa adesso qualcuno a darmi un passaggio anche qui, dovro' pagare una assicurazione anche io. Una a caso di una macchina a caso. Cosi', tanto per partecipare direttamente un minimo alla distruzione del pianeta".
A questo punto, dunque, non avere una propria automobile per percorrere la distanza che ci separa dai cugini piu' prossimi che abbiamo qui in Sicilia, non riesce a garantirci quella lentezza e quella fatica che rendono l'avvicinamento morbido, graduale, e in una parola umano.
Dopo tre giorni di VdP, siamo ripartiti per C, a cercare Ek, che vive nella sua valle da circa 19 anni. Questa volta abbiamo fregato denaro e Dispositivi marchiani e siamo andati proprio a piedi. Grazie a un'idea di Ek, il quale ha aperto, con l'aiuto dei VdPniani un sentiero lungo una quindicina di Km. Pochissimo asfalto. Campi, ripe, piccoli monti e un paio di contrade. 5 ore di marcia in tutto. Le prime 2 con alcuni VdPniani. Quelli che ci piacciono tanto e di piu'.
Un sole d'inferno, altro che d'inverno. Grano che spiga, biacchi che sveglissimi attraversano i campi, odore di primavera.
Siamo quasi rassegnati a non contare inverno, quest'anno.
Ek non se lo aspettava che arrivassimo dal sentiero. E' stato come se un'energia spaventosa lo avesse animato d'improvviso nel vederci sbucare da quel lato. Siamo stati i primi a percorrere il sentiero, a usarlo.
Seduti al tavolino, ci ha "detto" quello che e' il sunto del percorso di vita che stiamo facendo qui a Tieffe. In una ventina di esclamazioni. Ek, 78 anni e una salute di ferro, resta il cugino vecchio piu' in sintonia con la nostra forza motrice animale.
Era entusiasta. E noi con lui. Le parole stanno a zero, diceva qualcuno anni fa. E' vero. Le parole sono il primo Dispositivo. Il primo inganno. Poco utili quando qualcuno ha la tua stessa necessita', archetipica, animale, primordiale. Essere Umano. Per una volta orgogliosamente.
Sono bastati 15 km di sentiero. E un anno e mezzo qui a Tieffe.
Dunque eccoci di ritorno a Tieffe (per le antiche mappe Case C). E anche questa e' fatta. Grano in spalla, adesso ne abbiamo per svariati mesi. Forse mi fanno un po' male alcune giunture. Ma questa e' la dimensione umana. Ecco, piu' umana. Lontanissimi ancora dalla liberazione. Manca cosa?
Troppo per dirlo.
Cosa dire? Dire per chi?
Evidente che il grano coltivato ha poco di umanizzante. Stiamo limitando i danni?
No. Stiamo scalando un monte. Stiamo scavandoci dentro.
Io sono anarchico, dicevo anni fa.
Io sono un animale, dico adesso.
Posso dire: piu' animale, che essere vivente.
O anche solo, forse io sono.

lunedì 18 gennaio 2016

DI-GI-TA-RE

Dice, ho sognato il Papa polacco. Lavava i piatti a una festa e si divertiva pure.
L'altro dice, lo sognai anche io, 10 anni fa.
Io dico, 21 anni fa comperai il mio primo cellulare
Dalle bollette pagando al consumo, alle schede prepagate. Da Wojtila a Bergoglio. Da un santo subito a un santo prima.
Il potere ci racconta la nostra vita.
La nostra vita e' il suo racconto.
Le dita intanto si muovono svelte, automaticamente, pigiano o addirittura come e' loro proprio DIGITANO. Digitavo molto meno, 22 anni fa.
Io dico, a natale, a casa, non sono riuscito a usare lo smartphone di mio padre.
Consolazione e spavento.
PS 
A parziale consolazione-spavento: ho potuto compilare questo post solo grazie all'aiuto di google che mi ha istruito sul nome esatto del polacco e sul nome dell'attuale Papa.

giovedì 31 dicembre 2015

36

Mio è questo attimo perfetto. Qui dove non sono solo ma in perfetta solitudine. Tra due sponde  gongola il fiume, indifferente e intento fiume qui, nei miei occhi che non sono ciechi ma ribelli dell'oggetto. E in queste parole, nelle mie mani che pigiano sull'aria fresca, appena riscaldata dalla stufa, di notte, in cucina, tra le pietre e le travi, e le fusa della gatta gonfia di vermi, e dei topi, sporadici, che scorrazzano tra il cannizzo e i coppi. Non c'è una voce nel raggio di sei km che io non riconosca. Scricchiolio di mandorlo, scivolare di pietra. La civetta, il gufo e la volpe. Piu' tardi il gallo, qualche cane giu' dagli Angeli o da Giancarlo. Il vento. Se arriva da est da nord o da ovest non suona uguale, ascolto la differenza. Qui non c'è silenzio ma profondita'.
Correggere le espressioni, dunque. 
Qui non c'è un silenzio denso, qui riesco a occupare una grande profondita'. 
I miei sensi, educati dalla quotidianità, aderiscono allo spazio. Lo accettano, ne prendono atto. E al tempo - come il fiume gongola. La prima volta che ho sentito ridere un geco ho pensato fosse il mio stomaco a brontolare. E' il piu' vecchio ricordo che conservo di questa inversione. Qui non c'è proprieta' ma possessione.

sabato 21 novembre 2015

ECO

Frasi, dileggio, inconcludenza. Arrivo, termine, ultimo affanno. Persistente il respiro. Doloroso a tratti, per brevi istanti, fatica di vivere. Vivere, respirare, di regola mangiare. Spinti dal brusio di circostanza che nevica come il fato. Fato, ultima frontiera, orizzonte inadeguato, imprescindibile illusione, inesistenza protratta in visione. E cosi' siamo, prigionieri e liberi, insieme e da soli. Affacciati a una finestra, un oblo', mare infinito intorno e ancora illusione, mare come gioco di specchi opposti. L'infinito e' un'immagine. E allora immagina, i vesperi perduti, quelli che non verranno, immagina i presepi composti nell'amore, l'amore che e' solo un nome, nemmeno un ricordo. Che e' memoria registrata di un evento: si', composi presepi e quello era l'amore. Allora scusami, mi faro' piu' avanti e sostituiro' una manica con un bottone, uno grande, che mi dia piena visione di questa eco lontana di voci scagliate dal vento a tempesta sulla pietraia.

martedì 27 ottobre 2015

ECO - ovvero AVEVO CONTATO MALE, QUESTO E' IL -8. FACCIAMO COSI', QUESTO E' IL 34

C'è una gatta. Stava qui prima di noi, quando il borgo era completamente abbandonato. Dopo un anno la gatta entra in cucina, fa le fusa, si fa accarezzare. Non gioca, non sale in braccio o sulle gambe, non riconosce cuccia. Sta dentro solo se ci sono le porte aperte. Non credo abbia mai visto una macchina, non scende al fiume - le volpi sono un pericolo vivo e costante, e non solo le volpi. Ha svariate cicatrici. Di notte, spesso, la si sente battagliare. Caccia i topi quando e' in forze per farlo. Abbiamo assistito a una caccia al serpente, a una lunga battaglia nella quale non abbiamo saputo intervenire, dato che non si capiva se dovevamo salvare il serpente o la gatta. Ha vinto la gatta. Tur ha detto, guardandola il primo giorno, che pare abbia visto la morte in faccia. Confermo, piu' di una volta. Gli animali selvatici quante volte la vedono in faccia la morte? Piu' degli umani civilizzati. Vedere la morte in faccia, per un essere umano, accorgersi della morte in maniera diretta, considerarla, sentirla come presenza costante, quanto cambia un uomo? Quanto gli rende in termini di crescita? Di pienezza? Quale considerazione devo avere per degli esseri che piu' di me hanno esperienza diretta e familiarita' - uccidono e rischiano continuamente di morire - col fenomeno principe e rimosso che corre costantemente accanto e nelle esistenze degli esseri viventi? Sono un essere vivente. Come il resto dell'universo che mi circonda? Come le piante e gli altri animali? Non credo di poter trovare opposizione da parte di nessuno nel dire che almeno con gli altri animali ho questo in comune. Noi tutti moriamo. E allora e ancora... quale considerazione devo avere per esseri che conoscono meglio di me e non rimuovono il dato reale che ci riguarda tutti? Si rispetta cio' che si capisce, il resto e' ipocrisia. Se non rispetti niente, vuol dire che non capisci niente. Io ho rispetto per gli animali, soprattutto se selvatici. Almeno per quelli. Posso scovare qualcosa di atavico e profondo negli animali selvatici. 
Del resto tutto il vivente, ovunque sia il confine che lo definisce o in cui riesco a definirlo o voglio definirlo, e' dentro un orizzonte che e' anche il mio. Il limite a cui posso estendere la mia esperienza vitale.

Kh e' una non piu' giovanissima ex squatter svizzera. Vive sull'Etna da qualche anno. Ci siamo conosciuti durante una raccolta delle olive, stiamo per rincontrarci per un'altra raccolta. Qui a Tieffe, il mese scorso, ci ha parlato dei muli con cui abita. Ci dice dei muli che sono animali con una particolarita' sorprendente. I muli hanno una elevatissima soglia del dolore. Non patiscono facilmente il male. Non lo avvertono. E' un presupposto base per le relazioni che apre orizzonti sconosciuti. O dimenticati. Se mi rapporto con chi il dolore lo avverte, posso usare il dolore per educare, opprimere, costringere. Se mi rapporto con chi non ha quella sensibilita', devo sviluppare tutto un altro sistema di relazione. Kh dice che il mulo ti aiuta quando ne ha voglia e se ti vuole bene. Un rapporto d'affetto, d'amore, e' il migliore che lei ha trovato per relazionarsi in maniera costruttiva con quella specie di animali. Kh mi fa venire voglia di conoscere i muli. Non di averne, ma di averci a che fare. Non per usarli in qualche modo, ma per scoprire com'è la relazione con un essere che non pone a base la possibilita' che tu lo opprima con un condizionamento pavloviano sul modello dell'evitamento. 

A e' vegana. E dice che io sono specista. Io non riesco a considerarmi specista, anche se mangio carne. E uova e formaggio. Quando capita e posso. Il criterio di rapporto che pongo a esistenza non riguarda le specie. Mi pongo violentemente o non a seconda dei casi, non a seconda della specie di appartenenza dell'individuo col quale mi rapporto. 
G, nei 28 giorni che e' stato qui, si e' fatto una sorta di piscina giu' al fiume. Con una rudimentale diga. G ha 66 anni. Quanti coglioni 66enni palermitani esistono? La piscina rischiava di distruggere uno spazio incolume giu' al fiume, dove nidifica la tartaruga di terra. Quante tartarughe di terra esistono? Ecco, ce ne sono sicuramente meno di quanti sono i coglioni 66enni palermitani. Ad oggi qui abbiamo le tartarughe di terra che nidificano, e un palermitano coglione di meno. Questo non a riprova del mio non essere specista, quanto a sottolineare che l'ottusita' che pervade il mondo degli umani resta l'indigeribilita' piu' acida che io conosca. E proprio qui deve nidificare la tartaruga? mi chiese G.  No certo, puo' nidificare anche nella piscina comunale di Palermo.

La potenza di Tieffe io non la capisco ma la avverto. E' un essere vivo tutto, rocce comprese, caso e fortuna compresi, se cosi' vogliamo chiamare le catene di eventi che l'hanno preservata. Io ne faccio parte. Devo assecondare questo sistema-eco, che sono io stesso fuso in esso. Io sono Esso. Nessuna forzatura. Quale piu' grande alleanza? C'è un essere totale che e' in armonia, che e' armonia, nel senso che rifiuta forzature, che sembra piegarsi e utilizzare ogni evento per perpetuarsi. E' un sistema piu' forte del Capitale, che il Capitale copia in un certo verso, ma che il Capitale non puo' eguagliare. Perché il Capitale e' un sistema che ha uno scopo fin troppo evidente, parziale, e che deve difendere una posizione. Il sistema-eco di cui sono parte non ha posizioni da difendere. Ogni manifestazione ogni degenerazione ogni necrosi al suo interno, e' ricondotta a un non essere nel giro di un breve corso di secoli. O assorbita e inglobata in Esso. Piu' familiarmente: nulla mai non sara' ricondotto in armonia.

L'essere umano e' solo una delle esperienze e manifestazioni del sistema-eco. Non conta nulla piu' del resto, non puo' danneggiare in maniera letale nulla piu' che se stesso. 

La questione, di fronte a tutto cio', e' solo una: quanto vogliamo vivere e quanto vogliamo sognare drogati. Perché io posso uccidere ed essere ucciso. O posso uccidere a tradimento e cercare di mettermi in salvo. Posso dare la morte e dimenticarmi della morte, dare dolore, opprimere, e dimenticarmi del dolore e di essere oppresso. Posso riconoscere i miei simili - per classe sociale o per esperienza d'esistenza- o fotterli dimenticandomi che li sto fottendo. Posso essere Esso o illudermi di fotterlo fottendomi. Una scelta, piuttosto che l'altra, fa la differenza di spazio che sta tra il me stesso individuo e la grandezza del mondo che riesco ad abbracciare in questo viaggio.

venerdì 23 ottobre 2015

- 8 (ossia CI VUOLE UMILTA', ALTRO CHE SOSTENIBILITA'...)

Quando dico che A ha ragione, sottolineando di non andarle a riferire che l'ho detto, intendo che potrebbe avere indovinato il momento storico per fare quello che fa. Ossia il VdP. Lo desumo, forse troppo entusiasticamente, dall'arrivo al VdP di personaggi come D e M, in fuga dallo schifo verso la campagna. Adesso: sono un uomo di facili entusiasmi, alle volte. E' vero. Come e' vero che ovunque e in ogni epoca ci sono, nella folla delle merde, un D e una M che fuggono e si ribellano. Quindi perché questi due non dovrebbero essere la classica devianza statistica? Ci godiamo il momento, e chi se ne frega. Anche se il resto del flusso, il famoso flusso verso le campagne, se osservato da vicino, a dir poco fa cadere le braccia. 
L'approccio ecologista lo tentai anni fa e per lungo tempo in almeno due distaccate sedi. Perché, mi sembrava, l'aggressione colonial-imperialista ai territori potesse essere movente alla ribellione. Mi sbagliavo, e mi sbagliavo perché non conoscevo esattamente i territori in cui operavo, la cultura nella quale agivo, e mi illudevo nel sopravvalutare l'orgoglio del sottoproletariato. L'orgoglio, solo per taluni puo' piu' che il digiuno. Ugolino, che non era affatto un sottoproletario tant'è che parlava a sentir Dante d'amore, insegna. Dunque: ai tempi agivo in ambiti proletari e sottoproletari. Scolarizzazione zero, o quasi, famiglie ipernumerose. Almeno in uno dei territori. Disoccupazione elevata. Reddito di sussistenza garantibile a colpi di autobus sequestrati e incendiati nei tunnel di citta'. Se a qualcuno ricorda qualcosa, bene, altrimenti, meglio. Il fallimento, mio personale e dei miei compagni, in almeno uno dei due territori di cui sopra ove si tentava l'approccio ecologista, fu determinato come dicevo dalla nostra ignoranza. Il proletariato reale, il sottoproletariato ancora piu' reale, per non parlare dei borghesizzati, seguivano altre vie, avevano altri scopi. Quel famoso cartello tarantino - meglio avvelenati che disoccupati - e' scandaloso solo per chi non conosce le esigenze del proletariato, le sue istanze. Quando hai una media di sette e dico sette figli a famiglia, abiti in una casa popolare con le porte sfondate e la parabola alla finestra, sei di un altro mondo, e respirare diossina non e' il tuo problema principale. Le umiliazioni, del resto, si perpetuano in una guerra tra miserabili che lascia incolumi solo pochissimi orgogliosi. Incolumi a livello morale, si intende. I ribelli muoiono. Piu' e prima degli altri. Tornando ad oggi, quando dico che A ha ragione e che forse ha indovinato il flusso, dico che potrebbe essere vero, potrebbe, per quei pochi di cui sopra, offrire, un lavoro come quello che si fa al VdP, una alternativa. Tutto qui. Ribadisco tuttavia che osservando da vicino il flusso in fuga, quelli della rivoluzione dolce, non violenta, permaculturale, ecologista, cascano le braccia a terra. Rumorosamente. Del resto, se per il proletariato e sottoproletariato, dove almeno resiste un modello differente da quello borghese, ossia il modello del banditismo persino e a volte sociale, il movente ecologista e' debole, per il proletariato borghesizzato e la classe media e' solo un riciclo dello schema-modello culturale stesso, una variante di dettami resa possibile dal serbatoio a quanto pare inesauribile di risorse che la classe di appartenenza mette a disposizione o ha assicurato con la sua storia di bottegariato viscido ignorante e meschino. Probabilmente e' anche vero che l'insostenibilita' di talune pratiche, come la coltivazione intensiva e l'allevamento, per non parlare dell'industria, sia tematica a cui sono sensibili i giovani e meno giovani borghesi, ma borghesi restano. Addirittura e paradossalmente borghesi col sogno proletario, contadino, o quale che sia. Una parodia, per altro non nuova. Nella storia recente, degli ultimi 40 anni, non sono certo i primi che se la battono nominalmente dal modello economico culturale del loro ceto, piu' che altro a parole e come caproni. Cambiano scenari, non cambia la sostanza. Quindi sara' altresi' vero che insostenibile e' fare in media sette figli per famiglia, e che in sette e passa miliardi qui sul pianeta siamo troppi etc etc... ma a questo punto mi risulta essere, codesta, la versione o il punto di vista di coloro i quali possono permettersi di tornare nella campagna della nonna, o sperare di comperare un terreno e poi coltivarci sopra entusiasmati da nuove (?) tecniche. Ossia gente che ha una nonna con un terreno ampio e con sopra la casa, o gente che ha fatto e fa i peggio lavori, vedi bancari, architetti, secondini. E dico: secondini. Semmai dunque questo movimento permaculturale dovesse diventare una rivoluzione, nella migliore delle ipotesi sarebbe una rivoluzione borghese, nella quale i sei miliardi e rotti rimanenti ad oggi schiavi e operai o disoccupati organizzati piu' o meno, non sono semplicemente previsti. Salvo ciarliere bugie di quelli che non hanno idea di cosa dicono parlando di rigenerazione del terreno e di cibo per tutti previa adeguata pratica agricola.
(Nota: cos'è? Si vuole educare il proletariato borghesizzato e non? Ancora?)
Veniamo alle strategie di sussistenza del MAR. C'è chi opta per l'ospitalita' rurale, chi per coltivazioni non intensive bio e bioetiche, chi per raccolta e vendita all'estero di prodotti della terra. Non trattati, certo... non trattati. Chiaramente poco importa se il nitrato no e la benzina si'. Magari un giorno verra' il teletrasporto e allora vedrai le arance a km zero dalla Sicilia al Belgio, in un flash.
Dunque: quale sarebbe la rivoluzione? Temo di non capire. Soldi, ancora si'. Si scambia solo perché e' bello. Si condivide... per lo stesso motivo. Si chiama ospitalita' la prestazione di servizio e sfruttamento del lavoro nero il volontariato di giovani coglioni (vedi WWOOFER). Il tutto fondato sulla proprieta' privata. E che sia, per cortesia, vicina alla strada. 
I migliori restano i tedeschi, a quanto pare. Quelli anziani. E del MAI, non del MAR. Ek e Rnt, direi. Il primo ricco di famiglia, la seconda affittacamere. Se non altro sono in campagna dagli anni ottanta, risultano capaci di fare quel che dicono e non parlano infatti di rivoluzione.
Loro e quelli del VdP.
I primi perché non millantano e non hanno le idee confuse. I secondi perché ci provano - a non millantare e a chiarirsi le idee -.
Capitolo MORAMAI. Funziona, non funziona? Noi stiamo partecipando. Ma anche qui... cominceremo a parlare di possibile passo rivoluzionario quando un N con terreno di famiglia contadina, figli col sogno borghese e lui operaio, partecipera' alle raccolte e collettivizzerà il terreno. O quando saremo in grado di fare collettivizzare quello attualmente in proprietà al veneto F, un bottegaio bipolare combattuto tra convenienza e sfruttamento vs senso di colpa e necessità di compagnia.
Notizie da Tieffe... 
Abbiamo distillato il progetto. La non proprieta' e' essenziale. Serve anche a selezionare i partecipanti. Dici non proprieta', e si evidenziano subito i bottegai. La personalita'? Non puo' che guadagnarci. Se non ti garantisce l'autorita', sei garante di te stesso per il tuo posto. Quando andremo via, saremo piu' forti. Se mai ce ne andremo, chiaro (io di mio so che me ne andro', ho la viaggite cronica aggravata da una sindrome avventurosa di oscura origine). L'assenza di mezzi meccanici? Essenziale. Regala tempo, rende possibile ritrovare il ritmo umano e personale. Ossia favorisce la scelta, il numero di possibilita', la densita' di possibilita' per metro quadrato, e in ultima analisi: la liberta' e l'intelligenza. Questa estate abbiamo fatto raccolta mandorle da N (di cui sopra), due ore di cammino da qui, a piedi, con annaffiatura orto infrasettimanale andata e ritorno, a piedi, e pizzata sul terreno di N a fine raccolta ancora raggiunto a piedi. Meraviglioso.). Reddito dal luogo? Abolito. Qui respiriamo. Agricoltura? Il meno possibile. Raccogliamo. Noci, mandorle, olive, capperi, spontanee, frutta. Un giorno potremmo avere anche un frantoio rudimentale, tanto per eliminare un mezzo di produzione che non ci e' possibile conquistare attualmente. Veganesimo? Non diciamo fesserie. Una scelta etica che reputo fine a se stessa. L'industrializzazione e' il peso principale, almeno per me. Lo Stato, le concessioni, il dominio, la polizia, le istituzioni, la magistratura. 
Ma diciamo che le notizie e i personaggi pervenuti e poi partiti da Tieffe durante questo tempo in cui sono stato silenzioso, li mettero' in fila nel prossimo post. Del resto mancano 4 mesi, e ne ho ancora a disposizione 8 prima di concludere il blog 42.
PS
Quando dico che A ha ragione, sottolineando di non andarle a riferire che l'ho detto, intendo che A ha una formazione comunista, il che implica un amore per la prassi del modello riproducibile. Non si puo' dare ragione a chi propone un modello che spera riproducibile. Perché vuol dire favorire il processo autoritario.